"Se vuoi correre un miglio,

corri un miglio.

Se vuoi vivere un'altra vita,

corri una maratona."

"Se sono libero, è perché

continuo a correre".

"Un atleta in corsa,

è una scultura

in movimento".

Guida alla corsa

LE SCARPE

LE SCARPE

La scarpa da corsa è un oggetto che negli ultimi anni ha avuto un’evoluzione incredibile, costante. Le aziende produttrici di abbigliamento hanno fatto enormi investimenti per scoprire prima degli altri soluzioni tecnologiche che possano migliorare l’ammortizzamento, la traspirazione, la durata, la leggerezza, la flessibilità e chi più ne ha più ne metta. Attualmente esistono in commercio una varietà infinita di scarpe da corsa che riescono a soddisfare tutte le esigenze. Questo perché ogni maratoneta ha problematiche diverse: peso corporeo, appoggio del piede, velocità di percorrenza, tecnica di corsa.

La velocità di percorrenza è già uno spartiacque fondamentale nella scelta di una calzatura, nel senso che più si è pesanti più si sente la necessità di una scarpa di tipo protettivo, con intersuola neutra (con gomma tutta della stessa densità) o antipronazione (utile quando si prona, cioè il piede tende a cedere verso l’interno nella parte del tallone; in questo caso la suola avrà gomma di due densità diverse, con una più dura nella parte posteriore interna per un maggior sostegno correggendo il problema). Chi corre ad una velocità inferiore ai 15 km/h necessita di un solo modello di tipo protettivo. Gli atleti che invece sono più leggeri e magari corrono anche più velocemente necessitano anche di scarpe più leggere più aumenta la velocità dell’allenamento o della gara.

Nel mio caso utilizzo qualcosa come 15 paia di scarpe l’anno, tutte con una suola di tipo neutro in quanto il mio appoggio è corretto e sono così suddivise:

  • 8 sono quelle protettive, del peso di circa 320 grammi, che utilizzo quando faccio i ritmi di fondo lento o il riscaldamento di allenamenti veloci o gare;

  • 2 sono le intermedie, che pesano 260 grammi e le utilizzo per i lunghi che si avvicinano alla distanza di maratona, in quanto dopo un avvio blando si corre in progressione fino a toccare quasi il ritmo-gara, per questo ho bisogno di una calzatura che all’inizio protegga e alla fine dell’allenamenti mi consenta di spingere;

  • 1 è la scarpa chiodata, per allenamenti in pista (ormai pochi per la verità) o le gare di cross (non più di due l’anno);

  • 4 sono le scarpe da gara, del peso di 170 grammi e sono quelle sulle quali non transigo, devono essere sempre perfette perché sono quelle della verità, quando ti metti il numero sul petto o fai gli allenamenti più importanti.

Le ultime che utilizzo sono personalizzate, prodotte a mano dall’Asics (il mio sponsor) in Giappone sul calco del mio piede che mi era stato preso in passato dagli ingegneri dell’azienda che mi sponsorizza e con l’ausilio dei miei consigli; sono le scarpe migliori che abbia mai calzato sia per la qualità dei materiali utilizzati sia perché l’intersuola ha un’altezza perfetta per il mio stile di corsa.

Queste scarpe fanno circa 150 km prima di essere cambiate, mentre le protettive e le intermedie durano circa 500 km. Le cambio abbastanza spesso perché appena sento che non mi danno più affidabilità in termini di ammortizzamento c’è il rischio di infortunio. Inoltre non abuso delle scarpe leggere come invece fanno molti, perché salvaguardare l’integrità dei muscoli e delle articolazioni è condizione necessaria per durare a lungo e non farsi mai male, quindi è meglio mettersi una volta in più scarpe protettive piuttosto che quelle da gara. Normalmente quando indosso una calzatura nuova capisco immediatamente se è ok o meno, ma preferisco lo stesso camminarci qualche volta prima di utilizzarle per correre. Naturalmente questo non è sempre successo, tanto che ricordo che prima dei Campionati Europei di Budapest nel 1998 ero così indeciso sulla scarpa da mettere in gara che finii per utilizzarne una nuova mai indossata prima, cosa che avevo fatto anche con il paio precedente ma in allenamento, li c’erano le medaglie in gioco. Ebbene soffrivo di una fascite plantare e volendo gareggiare con una scarpa un po’ più protettiva ma leggera scelsi quella nuova, con il risultato che una volta partiti il dolore non era poi fortissimo e vinsi la medaglia d’oro con una gara impeccabile.

Altra cosa che faccio sempre è quella di non lavare mai le scarpe ne a mano ne in lavatrice, dove spesso molti le centrifugano; questo perché mi sembra che gomma e tomaia cambino caratteristiche e la calzatura non risulta più la stessa; naturalmente dico questo perché mi posso permettere di utilizzare tutte le scarpe che voglio in quanto c’è qualcuno che me le regala, diverso è il discorso di chi se le compra, ai prezzi attuali si possono anche lavare!!!

(Cit. Stefano Baldini)

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